Il codice di procedura civile italiano (talvolta chiamato codice Grandi o codice Grandi-Calamandrei dai nomi dell'allora guardasigilli Dino Grandi e del giurista Piero Calamandrei) è un corpo organico di norme strumentali a quelle di diritto civile. Con l'aggettivo strumentale è da intendersi quella norma che è posta dall'ordinamento a garanzia, attraverso particolari meccanismi (detti processi), della norma sostanziale.
Il codice di procedura civile italiano è stato approvato con il Regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443, in materia di "Codice di procedura civile" e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 253 del 28-10-1940.
Peculiare fu la prolungata Vacatio legis: il testo entrò ufficialmente in vigore il 21 aprile 1942 (anche se è accertato che il decreto n. 1443/40 e la Gazzetta Ufficiale furono antidatati).
Il testo del '42 fu il frutto del lavoro di una commissione ministeriale affiancata da un comitato più ristretto presieduto dal ministro della Giustizia Dino Grandi e composto da Piero Calamandrei, Francesco Carnelutti, Enrico Redenti e dai magistrati Leopoldo Conforti e Nicola Coco. Esso costituì il punto d'approdo di una serie di progetti che percorse l'arco di un ventennio (a partire dai tentativi infruttuosi di Giuseppe Chiovenda nel 1919, di Ludovico Mortara nel 1923, degli stessi Francesco Carnelutti nel 1926 ed Enrico Redenti nel 1934, del guardasigilli Arrigo Solmi nel 1937 con la collaborazione del giovane Vezio Crisafulli).
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